ROMA, Colegio Internacional San Lorenzo de Brindis.- Aunque con un poco de retraso les ofrezco la homilía que pronuncié en la Fiesta de la Presentación del Señor en nuestro Colegio Internacional, donde este año me tocó presidir la Eucaristía. También van algunas fotos como testimonio.
La suggestiva processione dei
ceri all'inizio della nostra celebrazione ci ha fatto rivivere il maestoso
ingresso, cantato nel Salmo responsoriale, di Colui che è "il re della
gloria", "il Signore potente in battaglia" (Sal 23, 7.8). Ma chi
è il Dio potente che entra nel tempio? È un Bambino; è il Bambino Gesù, tra le
braccia di sua madre, la
Vergine Maria. La santa Famiglia compie quanto prescriveva la Legge: la purificazione
della madre, l'offerta del primogenito a Dio e il suo riscatto mediante un
sacrificio. Nella prima Lettura la
Liturgia parla dell'oracolo del profeta Malachia:
"Subito entrerà nel suo tempio il Signore" (Mal 3, 1). Queste parole
comunicano tutta l'intensità del desiderio che ha animato l'attesa da parte del
popolo ebreo nel corso dei secoli. Entra finalmente nella sua casa
"l'angelo dell'alleanza" e si sottomette alla Legge: viene a
Gerusalemme per entrare in atteggiamento di obbedienza nella casa di Dio.
Cari fratelli questa è l’icona
che oggi contempliamo e che ci illumina per trasfigurare la nostra vita da
battezzati in vita consacrata. Infatti è stata questa l’intuizione profonda di
Giovani Paolo II in quel 1997 quando decise di stabilire questa festa odierna
come giornata della vita consacrata.
Se ci lasciamo guardare da questa
icona magnifica saremo davvero trasfigurati.
L’icona evangelica della
Presentazione di Gesù al tempio contiene il simbolo fondamentale della luce; la
luce che, partendo da Cristo, si irradia su Maria e Giuseppe, su Simeone ed
Anna e, attraverso di loro, su tutti. I Padri della Chiesa hanno collegato
questa irradiazione al cammino spirituale. La vita consacrata esprime tale
cammino come amore per la bellezza
divina, riflesso della bontà di Dio. Sul volto di Cristo risplende la luce di
tale bellezza. Se soltanto per un istante ci lasciassimo guardare dalla
bellezza di Cristo, tutta la nostra vita consacrata irradierebbe quella Sua
bellezza al mondo!
L’icona evangelica manifesta
anche la profezia, dono dello Spirito Santo. Simeone ed Anna, contemplando il
Bambino Gesù, intravvedono il suo destino di morte e di risurrezione per la
salvezza di tutte le genti e annunciano tale mistero come salvezza universale.
La vita consacrata è chiamata a tale testimonianza profetica, cioè manifestare
con la propria vita il primato di Dio sopra ogni cosa. In questo modo la vita
consacrata, nel suo vissuto quotidiano sulle strade dell’umanità, manifesta il
Vangelo e il Regno già presente e operante.
Finalmente, l’icona evangelica
della Presentazione di Gesù al tempio manifesta la sapienza di Simeone ed Anna,
la sapienza di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, dei
suoi segni, della sua volontà; una vita dedicata all’ascolto e all’annuncio
della sua Parola. La vita consacrata è nel mondo e nella Chiesa segno visibile
di questa ricerca del volto del Signore e delle vie che conducono a Lui (cfr Gv
14,8).
Fratelli carissimi, la nostra
vita consacrata a Dio non è in primo luogo per compiere qualcosa, ma per
lasciare compiere in noi Qualcuno che abitandoci possa trasfigurarci in Lui. E
per questo ci occorre del tempo trascorso in silenzio alla sua Presenza. Lo
seppero e praticarono in modo esimio i nostri confratelli santi dell’Ordine
Cappuccino. Non vi propongo una specie di intimismo, quello non fa altro che
nutrire il nostro ego gonfiandolo fino al parossismo. Quello che vi propongo è
provare a vivere di quella intimità ordinaria insieme a questo Bambino fragile
che ci fa diventare forti, a questo Bambino povero che ci avvicina ai poveri, a
questo Bambino bisognoso che ci fa diventare misericordiosi con tutti.
Siamo entrati al tempio della purificazione, lasciamo adesso che il
bambino tutto purificato entri nel tempio dei nostri cuori!
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